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    Venerdì, 27 Agosto 2021 09:31

    Tignola rigata della vite: ciclo biologico e controllo

    Cryptoblabes gnidiella: ciclo biologico e controllo della Tignola rigata della vite, fitofago che - negli ultimi anni - ha contributo in modo evidente al danneggiamento dei grappoli, determinando l’insorgenza di marciumi e degradazione degli acini.

    Nel corso degli ultimi anni, la Tignola rigata sta assumendo crescente importanza fitosanitaria in quanto contribuisce in modo evidente al danneggiamento dei grappoli, specialmente in prossimità della maturazione, determinando l’insorgenza di marciumi e degradazione degli acini, rendendo incommerciabili le uve da tavola.

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    La conoscenza del fitofago è ancora in fase di acquisizione degli elementi bio-etologici e di diffusione territoriale e colturale, considerata la sua elevata polifagia essendo stata rinvenuta su più di 60 specie appartenenti a circa 40 famiglie botaniche.

    A ciò va associata la carenza di prodotti fitosanitari specificatamente autorizzati, per cui complessivamente si sta verificando una rapida diffusione dell’insetto sul territorio con danni economici particolarmente gravi. 

    Dai monitoraggi effettuati con trappole attivate con feromone sessuale femminile nei vigneti pugliesi e del Sud Italia si è rilevato che C. gnidiella compie 4 generazioni.

    La sua presenza viene già rilevata dall’inizio del mese di maggio e prosegue fino al mese di luglio, registrando due generazioni, ma con basse catture di adulti senza comunque determinare danni significativi, in quanto le larve si nutrono di essudati e tessuti appassiti su frutti presenti in tale periodo. È dal mese di luglio, sino alla fine ottobre-inizio novembre, che si riscontrano invece incrementi di catture anche elevati (oltre 150 catture/trappola/ settimana), completando le altre due generazioni sui grappoli in fase di invaiatura-maturazione. In tale periodo è facile riscontrare su vite l’associazione di C. gnidiella con altri fitofagi come Lobesia botrana, Planococcus ficus ecc., che determinano microlesioni sugli acini o sulla vegetazione con emissione di essudati e sostanze volatili attrattive per gli adulti. La sua maggiore presenza, infatti, durante la fase di maturazione, è probabilmente favorita dalle sostanze volatili emesse dagli acini a seguito di microlesioni.

    A differenza della larva di Lobesia botrana che fora l’epidermide dell’acino e si inoltra nel suo interno per alimentarsi, quella di C. gnidiella erode gli acini dall’esterno con conseguente fuoriuscita del succo, creando un ambiente degradato sul quale si insediano muffe di differenti specie e marciumi acidi. Sulle uve da tavola il suo comportamento è differente rispetto a quelle delle uve da vino, per la presenza di grappoli non compatti, che rendono difficoltosa la formazione di un ambiente protetto e idoneo allo sviluppo e al completamento della generazione. Pertanto, le larve determinano essenzialmente rosure sulla parte superficiale degli acini con un approfondimento più o meno grave nei tessuti sottostanti. Le rosure più superficiali spesso si rimarginano o tendono a produrre microlesioni, su cui si sviluppano agenti di marciumi del grappolo con conseguente danno commerciale, costringendo l’azienda a effettuare operazioni di “pulizia del grappolo” aumentando di conseguenza i costi di produzione.
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    Come controllare l’insetto
    Per il controllo dell’insetto è fondamentale il monitoraggio in vigneto in modo da individuare sin dalle prime infestazioni la specie di lepidottero presente, sia con rilievi visivi, sia con l’installazione delle trappole attivate con feromone sessuale sin dal mese di maggio, che consentono di valutare la presenza, l’andamento delle generazioni e l’incremento degli adulti nei periodi più critici. Maggiore attenzione nei rilievi va prestata nelle aziende a conduzione biologica e in quelle che utilizzano il metodo della confusione sessuale per la Tignoletta, poiché l’uso degli insetticidi è ridotto o assente.

    È opportuno, considerata la difficoltà nell’individuare le prime fasi di ovideposizione, stimolare indagini più approfondite, con idonea strumentazione, al fine di offrire informazioni tecnico-scientifiche nelle aree viticole pugliesi o nel Sud Italia per agevolare i tecnici impegnati nell’assistenza alle aziende sulla programmazione razionale del controllo a tale fitofago.
    Il primo aspetto critico per il controllo del fitofago è la fase fenologica in cui si riscontrano le maggiori infestazioni, ossia in prossimità della maturazione, quando si è quasi concluso il controllo della Tignoletta e si rende necessario intervenire eventualmente con prodotti fitosanitari caratterizzati da un periodo di carenza molto breve (pochi giorni). Se per le uve da vino risulta difficile raggiungere con i prodotti fitosanitari le larve nella parte più interna dei grappoli, per le uve da tavola il controllo si rende più facile per la presenza delle larve sulla superficie degli acini e quindi maggiormente esposte agli insetticidi.

    Il secondo aspetto critico è quello di poter individuare con certezza le prime ovideposizioni delle femmine sugli acini e su altre parti del grappolo. Questo rilievo necessità di strumentazione adeguata e monitoraggio puntuale e continuativo dal mese di luglio fino a ottobre su diversi siti del territorio pugliese e di altre regioni del Sud Italia.

    Attualmente per questo fitofago è registrata una sola sostanza attiva, clorantraniliprole, per un massimo all’anno di 1 applicazione su vite da vino, con un tempo di carenza di 30 giorni e di 2 applicazioni su vite da tavola con un tempo di carenza di 3 giorni.
    I prodotti fitosanitari utilizzati per la Tignoletta o per il controllo si altri lepidotteri hanno comunque un’attività sulla Tignola rigata, anche se in molti casi i tempi di applicazione di tali insetticidi non coincidono per le due specie. Per questo non è corretto abbandonare il metodo della confusione sessuale sulla Tignoletta per gestire il controllo dei due lepidotteri solo con insetticidi chimici, in quanto i voli dei singoli fitofagi sono differenti e sfasati nel tempo, per cui è necessario valutare, nella gestione fitosanitaria, le due specie con modalità differenti e in tempi diversi.

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    Autori: Antonio Guario1, Luigi Tarricone2, Vito Lasorella3, Onofrio Grande3, Nicola Antonino3, Francesca Tarricone2

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